Az. Agr. Fontegranne
di Maurizio Blasi

Santa Maria in Muris, fa da biglietto da visita a chi dalla costa arriva a Belmonte Piceno, e sembra il baricentro dei millenni di storia che attorno ruotano. Storia che si legge sulle pietre di riutilizzo delle mura (anche lapidi romane), nel criptoportico della chiesa, nei vicini morrecini, resti di un’ara votiva di età imperiale.


Questa è una terra che del rapporto felice con i ritmi e le regole della natura ha fatto un segno distintivo: oltre il Tenna c’è Falerone, con il suo teatro romano ancor oggi utilizzato per le rappresentazioni. Siamo nell’area del piantone di Falerone, una specie rara di ulivo impiantata dai romani e garante del più pregiato olio extravergine monovarietale. Non è lontana Macerata, con la sua stagione lirica all’ arena sferisterio.


Verso mare, i centri balneari, gli outlet della calzatura e le città d’arte (a Fermo Rubens ha lasciato l’adorazione dei pastori) convivono con paesini medievali dalle intatte mura, a volte ancora con le guide del ponte levatoio. Tra questi Torre di Palme, da dove il panorama spazia verso la Dalmazia e verso quelle balze che già Plinio il vecchio ricordava come produttrici di un vino rinomato.


Verso sud le creste delle colline picene proseguono con la val d’Aso, il cuore più verde delle Marche, la valle della frutta e dei maccheroncini di Campofilone, ma anche quella del tempio ellenistico della Cuma, dove gli scavi continuano a restituire reperti sorprendenti e fanno pensare che proprio da queste parti dovesse sorgere la misteriosa città romana di Novana, citata dai contemporanei e mai ritrovata.


Dal colle di Belmonte Piceno il giro d’orizzonte si completa verso Amandola: porta di accesso al Parco dei Sibillini, terra di tartufi, cuore del romanico delle Marche nella severa eleganza dell’abbazia di San Ruffino, ma soprattutto custode della millenaria tradizione della pastorizia: latte e formaggi prodotti con l’amore di regole antiche, da quando il libero comune stipulava con la vicina Visso gli accodi per regolare la transumanza delle greggi e l’uso dei pascoli di montagna.


C’è proprio Visso Oltre le creste innevate dei Sibillini, con la sua pinacoteca, il suo museo ed il pezzo più pregiato: il manoscritto originale de L’Infinito di Leopardi, lo struggente sonetto del genio di Recanati che dalle finestre del paterno ostello scopriva in lontananza il piceno, i monti azzurri e quel mare di colline nel quale gli era dolce naufragare.

LE MARCHE