Az. Agr. Fontegranne
Az. Agr. Fontegranne
di Rossano Cicconi

Il luogo, da quanto è possibile sapere, compare per la prima volta in un documento dell’agosto del 969, allorché l’abate di Farfa Giovanni concede in enfiteusi a Tresedio di Arnolfo metà della corte di Travenano collocata “in territorio Camerino, et in Manciano, et in Borgiano”, un toponimo – quest’ultimo – che tuttavia può rimandare all’epoca romana come gli altri finora citati se si dà credito alla derivazione dall’antroponimo Bursius-Burchius riportato dallo Schulze, dal quale la derivazione Burgianus . In un memoriale redatto al tempo dell’abate farfense Berardo I (1047-1089) si nomina come appartenente all’abbazia la "villa de Borgiano usque in canonicam de Borgiano, quae est de episcopatu, et usque in Caccabum de Faveri".


All’epoca Borgiano è dunque una villa, passato verosimilmente a castrum in epoca successiva, quando il cardinale Sinibaldo Fieschi, rettore della Marca di Ancona e in seguito asceso al soglio pontificio con il nome di Innocenzo IV, concede al comune di Camerino con suo privilegio del 27 gennaio 1240 un vasto distretto comprendente anche Borianum (Borgiano) e Borianellum (Borgianello). A metà del Trecento Borgiano appartiene ancora alla città di Camerino, ovvero ai Varano, e per essi viene tenuto da nobiles del luogo non meglio identificati secondo quanto si apprende dalla “Descriptio Marchiae Anconitanae” ripubblicata di recente da Emilia Saracco Previdi dopo l’edizione ottocentesca di Agostino Theiner.


Dell’antico castello, di forma più o meno circolare ed esteso per circa un ettaro, restano sul lato sud (di fianco alla “strada della montagna”) solo pochi ruderi “di una cortina delle mura castellane in conci di pietra squadrata e di altra pietra grezza” da cui un tempo era circondato, mentre nulla rimane della porta – l’unica per quanto ne sappiamo – detta del Borgo, difesa da un rivellino e situata nel luogo denominato “sotto Castello”, cioè presso l’area in cui hanno termine le due strade che scendendo incontrano l’attuale via Cameraldo.


Anche se sottoposto a Camerino, il castello si amministrava per gli affari correnti attraverso un Consiglio Generale che si riuniva “di ordine et commissione delli massari et comandato da capoventi secondo il solito”. I massari, chiamati priori nei castra più importanti o nelle terrae, erano quattro e si alternavano ogni bimestre, erano coadiuvati da un sindaco-camerlengo e convocavano l’assemblea, composta da 30-70 consiglieri e riunita presso la “casa publica”, che si collocava presso il frantoio dell’olio, l’orto della chiesa di S. Paolo, la strada e le mura castellane, mentre il numero degli abitanti, tra centro murato e campagna, nel XVI-XVII secolo si attestava tra i 500 e i 600, fino a toccare, dopo alcuni periodi di depressione, quasi 900 unità poco dopo l’unità d’Italia del 1861, un elemento che consentì al luogo, peraltro senza successo, di chiedere una "propria autonomia municipale".


Nel territorio del castello, dove operavano sicuramente scuola, frantoi oleari, mulini, macello, forno, monte frumentario, erano comprese anche le località di Borgianello, Savignano, Colle, Piane e le Borgora del Caccamo presso la chiesa di S. Giacomo di pertinenza degli Ospitalieri di S. Giovanni (Cavalieri di Malta), mentre per quanto riguarda gli altri edifici sacri è da ricordare almeno il priorato di S. Paolo, attestato per la prima volta nel 1299 allorché Bono, priore Sancti Pauli de Boriano, fa il suo versamento decimario insieme a quattro canonici per la bella somma di 11 lire. Nell’edificio si conserva una splendida tela d’altare della fine del XVII secolo di autore ignoto ma di mano finissima, che presenta in un’iscrizione laterale del 1705 i nomi di Francesco e Giovanni Battista Barticola, che eressero i benefici per il mantenimento, si presume, dell’altare stesso.

LE MARCHE